• Dott. Daniele Basta

L'unico modo per perdere grasso senza dieta e attività fisica


Esiste un modo naturale in cui il nostro organismo brucia naturalmente grassi per generare calore? La risposta è si e risiede nelle caratteristiche del grasso bruno, una tipologia di grasso differente da quello bianco che spesso si accumula a livello addominale


I neonati passano da un ambiente intrauterino di 37°C all’ambiente esterno con temperature inferiori in combinazione ad un rapporto superficie-volume 2 volte maggiore che negli adulti e tutto questo rappresenta una grandissima impresa per il sistema di termoregolazione dell’organismo, per mantenere costante la temperatura corporea. Come meccanismo adattativo che l’evoluzione ha portato avanti da 150 milioni di anni nei mammiferi, esiste un organo specifico adibito al mantenimento della temperatura dell’organismo, chiamato tessuto adiposo bruno (Brown adipose Tissue). Il ruolo del tessuto adiposo bruno è quello di consumare calorie generando calore in risposta all’esposizione a temperature fredde.


A differenza del grasso bianco che immagazzina il grasso e si accumula a livello addominale, quello bruno si trova a livello delle scapole e del collo dove il grasso viene letteralmente consumato per generare calore nell’organismo quando fuori le temperature sono più fredde.

Nei neonati questo adattamento termogenico è fondamentale visto il passaggio da ambiente intrauterino all’esterno, ma negli adulti negli anni passati non è stato considerato così necessario in quanto a causa della presenza di un metabolismo basale più elevato e una massa muscolare superiore, utile per tamponare le temperature fredde con il fenomeno dei brividi. Proprio per questo motivo, fino a qualche decennio fa si pensava che negli adulti il tessuto adiposo bruno fosse non esistente e irrilevante, nonostante le stime suggerivano che qualora fosse realmente presente negli adulti, anche in quantità di soli 50 g avrebbe potuto contribuire fino al 20% della spesa calorica giornaliera, niente male.


Grazie ad un lavoro nel 2003 veniva evidenziato come utilizzando scansioni PET per rilevare tessuti metabolicamente attivi come metastasi, gli oncologi notavano punti caldi e metabolicamente attivi a livello del collo e delle spalle, ma si resero semplicemente conto che non si trattasse di masse tumorali, bensì di grasso. In particolare era grasso bruno grasso metabolicamente attivo. In più, i radiologi si resero conto come queste masse di grasso erano presenti nei pazienti ricoverati soprattutto durante i mesi invernali, quando faceva freddo. Così, dalle biopsie di pazienti che avevano così subito un intervento chirurgico al collo, i medici si resero conto che si trattava di grasso bruno.





Dunque la realtà è che il tessuto adiposo bruno esiste negli adulti e la sua presenza è inversamente proporzionale alla massa grassa totale dell’organismo, ovvero chi ha più grasso bruno tende ad essere più magro.

L’utilizzo di grassi a scopo termogenico, in presenza di buone quantità di grasso bruno, può essere attivata nell’immediata esposizione a temperature fredde.


In un lavoro del 2011 pubblicato sulla rivista Obesity è stato evidenziato come uscendo in una stanza fredda per due ore in maglietta e pantaloncini e poggiando le gambe su un blocco di ghiaccio per quattro minuti ogni cinque minuti, le persone adulte e sane dello studio presentavano un marcato aumento (+28%) del dispendio energetico, proprio grazie all’attivazione del grasso bruno. Stavano bruciando più calorie per riscaldare l'organismo.


Dunque, si esiste un modo naturale per stimolare il dispendio energetico senza fare attività fisica, ovvero esporsi al freddo e consentire all’organismo di bruciare calorie per riscaldarsi.


Tuttavia, utilizzare blocchi di ghiaccio per raffreddarsi o uscire fuori in pantaloncini a temperature basse non è l’unico modo per stimolare l’attività del tessuto adiposo bruno. Esistono anche alcuni alimenti in grado di stimolarne l’attività, ma di questo ne parlerò in un altro articolo.



Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4404503/

https://jnm.snmjournals.org/content/54/9/1584

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2859951/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20448535/

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