• Dott. Daniele Basta

Combattere e prevenire il melanoma a tavola


Studi epidemiologici dimostrano come la prevalenza dei tumori alla pelle sia in crescente aumento negli ultimi anni nella società occidentale. In Italia vengono colpite 190 persone ogni 100.000 abitanti con un andamento decrescente dal nord al Sud Italia.

Il fattore di rischio principale è rappresentato dall’esposizione ai raggi UV, ma anche il consumo di alcol può svolgere un ruolo molto negativo al riguardo. La maggior parte dei tumori associati al consumo elevato di alcol sono quelli gastro-intestinali, come il cancro alla gola, quello esofageo, il carcinoma al colon o quello epatocellulare. In questi casi esiste un danno diretto dell’alcol ai tessuti con cui entra in contatto. Non è il caso del tumore alla pelle, dove l’alcol rappresenta invece un fattore di rischio tumorale indiretto.

In uno studio su oltre 300.000 americani nel 2006 ha evidenziato come il consumo eccessivo di alcol fosse associato ad una maggiore insorgenza di scottature.


Questo perché l’alcol, una volta introdotto, è in grado di generare quantità esorbitanti di radicali liberi che, a loro volta, riducono drasticamente le riserve di antiossidanti presenti nel nostro organismo, proprio come il beta-carotene, in grado di proteggere in maniera efficace la nostra pelle dall’esposizione solare.

Le piante contro il danno ossidativo associato all’esposizione solare sono in grado di difendersi generando autonomamente antiossidanti, composti che sono bioattivi anche nel nostro organismo. Proprio per questo motivo un consumo regolare di frutta e verdura è associato a maggiori quantità di antiossidanti circolanti nel nostro organismo e a minor rischio di scottature da esposizione solare. Gli antiossidanti introdotti mediante questi alimenti vegetali possono depositarsi nei nostri tessuti e proteggerci contro gli effetti dannosi dei raggi solari.


In un lavoro randomizzato del 2011 è stato valutato l’effetto protettivo di 3 cucchiai di passata di pomodoro ricca in licopene nei confronti dell’esposizione solare su 20 donne sane. I risultati hanno evidenziato come coloro che avevano consumato la passata di pomodoro presentavano molti meno danni al DNA in seguito all’esposizione solare rispetto alle altre.


Proprio per questo motivo, come dimostra un lavoro del 2011, il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti, proprio come i pomodori, fino a 10 settimane prima dell’esposizione solare può ridurre la formazione di eritema del 40%. Si tratta di avere una protezione maggiore nei confronti dell’esposizione solare, nonostante non sia sicuramente sostituibile ad una crema protettiva consigliabile in qualsiasi dei casi per garantire una protezione adeguata.


Se da una parte dunque l’alcol è in grado di ridurre significativamente la protezione antiossidante a livello della nostra pelle, dall’altra l’introduzione di alimenti vegetali ricchi in antiossidanti è in grado di migliorarla.

Tra i frutti con qualità maggiormente antiossidanti ricordo mirtilli, fragole, more, ciliegie prugne, uva rossa, mango, mela, arancia. Non sarebbe affatto cattiva l’idea di consumarne buone quantità prima e durante un’esposizione solare prolungata.


In conclusione prima di sostare ore sotto il sole per una buona abbronzatura e per fare il pieno di vitamina D, è bene conoscere i potenziali rischi associati all’esposizione solare prolungata.


Di seguito qualche breve consiglio per ridurre il rischio di melanoma:


1) Utilizzare creme con protezione adeguata durante l'esposizione solare;

2) Consumare regolarmente quantità elevate di frutta e verdura ricche di antiossidanti;

3) Bere acqua adeguatamente durante l’intero arco della giornata in modo da mantenere l'organismo ben idratato;

4) Evitare di consumare bevande alcoliche prima, durante e dopo l’esposizione solare. Qualora accadesse è bene accompagnare tutto da ingenti quantità di antiossidanti naturali mediante il consumo di frutta e verdura.

Fonti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23958214/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17010736/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3613501/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23507127/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20854436/

https://academic.oup.com/jn/article/131/5/1449/4686953

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23147451/

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