• Dott. Daniele Basta

Omocisteina: livelli ottimali, dieta e fattori genetici


Elevati livelli in circolo di omocisteina sono considerati ormai da 10 anni un biomarcatore di condizioni cardiovascolari e una fattore di rischio nei confronti di altre condizioni come Alzheimer e demenza senile. L’omocisteina rappresenta un amminoacido non essenziale che deriva dalla biosintesi e dal metabolismo della metionina. È estremamente importante per l’omeostasi cellulare, sebbene la sua attività fisiologica è legata fortemente a quella della Metionina, a sua volta fondamentale per le attività biologiche vitali delle cellule.


Nonostante l’omocisteina non sia direttamente coinvolta nella sintesi proteica, svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo dei folati e nel catabolismo della colina.


Sebbene i livelli di questo amminoacido varino significativamente da popolazione a popolazione a seconda delle abitudini alimentari, l’iperomocisteinemia è considerata un biomarcatore di varie condizioni patologiche e i suoi livelli ematici possono essere facilmente monitorati mediante test nei laboratori d’analisi.


I livelli di omocisteina considerati normali sono 5-15 μmol/l . L’iperomocisteinemia è lieve quando i valori sono 15-30 μmol/l, intermedia quando i valori sono 30-100 μmol/l e grave quando i valori sono > 100 μmol/l.

Livelli elevati e persistenti di omocisteina in circolo sono associati ad aterosclerosi, disfunzione endoteliale, maggiore rischio cardiovascolare, maggior rischio di demenza senile e di condizioni neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer.



Tra le cause di iperomocisteinemia sono riconosciuti fattori ambientali come fumo, alimentazione, sedentarietà, fattori genetici, condizioni pregresse come ipotiroidismo o insufficienza renale o l’assunzione di farmaci. Tuttavia la maggiore causa di iperomocisteinemia è riconducibile ad alterazioni genetiche che riguardano la trascrizione degli enzimi responsabili del metabolismo dell’omocisteina, tra cui il Metilene-tetraidrofolato reduttasi (MTHFR), la cistationina beta-sintasi, la metionina sintasi, la metionina sintetasi reduttasi e la metionina adenosil-transferasi IA.


L’ enzima MTHFR è una proteina necessaria alla metilazione, un processo metabolico importantissimo coinvolto nella riparazione del DNA e nell’espressione genica, e fondamentale nel convertire sia folati che acido folico (entrambe forme della vitamina B9), nella forma bioattiva utilizzabile dal nostro organismo, ovvero il 5-metil-tetraidrofolato. n poche parole, se non venisse convertito in questa forma grazie a questo enzima, i folati della verdura o l’acido folico degli integratori risulterebbero inutilizzabili dal nostro organismo.


Negli anni sono state individuate nella popolazione due mutazioni del gene MTHFR, ovvero la C677T e la A1298C, che sono associate ad una ridotta attività enzimatica dell’enzima MTHFR. Nonostante molti portatori di queste mutazioni possano non manifestare alcun sintomo, i folati e l’acido folico introdotti mediante alimentazione e/o integratori non vengono convertiti efficientemente nella forma bioattiva, ovvero la 5-MTHFR, con un conseguente deficit in uno dei processi chiave regolati, quale il catabolismo dello’omocisteina.


Altra causa alla base dell’iperomocisteinemia riguarda deficit nutrizionali, in particolare coinvolti nel metabolismo dell’omocisteina, quali folati, vitamina B6, vitamina B12 e betaina.


Tra le cause alla base del deficit di folati sono riconosciuti fattori alimentari, condizioni gastrointestinali, insufficienza renale, assunzione di farmaci, abuso di alcol. La tipica dieta occidentale caratterizzata dal consumo elevato di alimenti processati e un consumo insufficiente di frutta, verdura e cereali integrali è spesso associata a deficit di folati. I folati, anche nella forma di L-metilfolato (in questa particolare forma, il folato non necessita dell’enzima MTHFR per poter essere bioattivo nell’organismo) sono presenti in grandi quantità naturalmente in alimenti come spinaci, broccoli, cavoli, asparagi, legumi, lattuga, rucola, cereali integrali, funghi.


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La vitamina B12, chiamata anche cobalamina, è importante nel metabolismo energetico, è coinvolta nella crescita cellulare, nella formazione dei globuli rossi e nella corretta funzionalità del sistema nervoso. I soggetti vegetariani e quelli vegani sono particolarmente a rischio per quanto riguarda il deficit di questa vitamina. Tra le migliori fonti di questa vitamina spiccano pollo, carne, pesce, latte e derivati e uova, ma anche tanti alimenti industrialmente fortificati come farine, cereali integrali o bevande vegetali.


Dunque, una volta diagnosticata dal proprio medico la presenza di iperomocisteinemia è importante incrementare il consumo di verdura a foglia nella propria alimentazione e, sotto consiglio medico, eventualmente integrare con acido folico e vitamine del gruppo B.


Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6491750/

https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0002962915304158

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4566450/

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/01.CIR.0000165142.37711.E7

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