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  • Dott. Daniele Basta

Perdere peso e riacquistarlo, una questione anche di Neurobiologia


In una società sempre più attenta alla salute e al benessere, l'obesità è uno dei problemi che suscita maggior interesse e preoccupazione. Molti di noi si saranno domandati, almeno una volta, perché sia così difficile per molte persone mantenere il peso perso a lungo termine. Diverse ricerche hanno infatti evidenziato come oltre l'80% di coloro che intraprendono una dieta riacquisti il peso perso entro pochi anni.


Un recente studio condotto dai ricercatori della Yale, pubblicato sulla rivista Nature Metabolism, getta nuova luce su questa questione. Il problema non sarebbe tanto legato alla mancanza di forza di volontà, come spesso si è portati a pensare, bensì a fattori neurobiologici.

Il ruolo dei segnali molecolari

Il nostro comportamento alimentare è regolato da una serie di segnali molecolari che il nostro cervello riceve una volta ingerito il cibo. Quando tali segnali subiscono un'alterazione, possono generarsi comportamenti alimentari scorretti.

Per comprendere meglio questo meccanismo, i ricercatori hanno infuso glucosio o grassi direttamente nello stomaco di 28 persone identificate come "magre" (con un indice di massa corporea, BMI, di 25 o meno) e 30 persone con obesità (BMI di 30 o superiore). Hanno poi osservato l'attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI).


Il nostro cervello e il cibo: una questione di reattività

Nel gruppo delle persone magre, l'infusione sia di glucosio che di grassi ha portato a una diminuzione dell'attività in varie regioni del cervello. Nelle persone con obesità, invece, non si sono osservati cambiamenti significativi.


Il team ha poi focalizzato l'attenzione su una specifica regione cerebrale, lo striato. Quest'area del cervello è coinvolta negli aspetti gratificanti e motivazionali dell'assunzione di cibo e svolge un ruolo chiave nella regolazione del comportamento alimentare, in parte attraverso il neurotrasmettitore dopamina.


L'esame fMRI ha rivelato che, nelle persone magre, l'assunzione di glucosio e grassi portava a una diminuzione dell'attività in due parti dello striato. Nei partecipanti con obesità, invece, solo il glucosio era in grado di modificare l'attività cerebrale in una specifica area dello striato. L'infusione di grassi non sembrava influenzare l'attività di questa regione.


Il peso e il nostro cervello: una relazione stabile

Nell'ultima fase dello studio, i partecipanti con obesità sono stati sottoposti a un programma dietetico di 12 settimane. Quelli che hanno perso almeno il 10% del loro peso corporeo sono stati nuovamente sottoposti all'analisi strumentale. I risultati hanno mostrato che la perdita di peso non aveva modificato in alcun modo la risposta del cervello all'infusione di nutrienti.


Queste scoperte potrebbero fornire una risposta al quesito iniziale. Il recupero del peso non sarebbe dunque da attribuire a una mancanza di forza di volontà, ma piuttosto a una risposta neurobiologica profondamente radicata nel nostro cervello.


In conclusione, questa ricerca rappresenta un passo avanti importante per comprendere le dinamiche biologiche sottostanti all'obesità. C'è ancora molto da scoprire, ma gli studi come questo ci avvicinano sempre di più a strategie terapeutiche più efficaci e personalizzate per il controllo del peso a lungo termine.


 

Fonte:

https://www.nature.com/articles/s42255-023-00816-9

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