• Dott. Daniele Basta

Permeabilità intestinale e alimentazione, come comportarsi a tavola per ristabilire l'equilibrio


Lavori scientifici degli ultimi 30 anni hanno evidenziato l’associazione tra alterata funzionalità della barriera intestinale e varie condizioni patologiche come irritabilità intestinale e varie condizioni autoimmuni. Parallelamente è emerso in tutto ciò l’importante ruolo rivestito dal microbiota intestinale nel mantenere l’equilibrio tra barriera intestinale e sistema immunitario.


Il tratto intestinale con la sua superficie di circa 200 metri quadrati rappresenta una barriera semi-permeabile che permette da una parte l’assorbimento di liquidi e nutrienti e dall’altra evita quello di patogeni, tossine e metaboliti di scarto. La barriera intestinale è caratterizzata cellule epiteliali mantenute insieme da strutture chiamate “giunzioni strette” (tight junctions). Tali giunzioni sono caratterizzate da proteine come la claudina-2, l’occludina, la cingulina che formano dei veri e propri canali per la diffusione selettiva di liquidi e nutrienti. Una barriera epiteliale danneggiata perde tale selettività permettendo l’ingresso di patogeni, proteine e metaboliti di scarto e aumentando di conseguenza i livelli d’infiammazione nell’organismo.



Il muro di cellule epiteliali è ricoperto da un’altra barriera di protezione: si tratta di uno spesso strato di muco contenente sostanze antibatteriche. In condizioni fisiologiche, lo strato più esterno di questo muco contiene anche immunoglobuline e altre proteine in grado di trattenere i batteri evitando il loro contatto con lo strato più interno. In condizioni di irritabilità intestinale i batteri o altre sostanze patogene sono in grado di raggiungere le cellule epiteliali scatenando processi infiammatori.


Più internamente al muro epiteliale è presente una rete linfoide che contiene fino al 70% delle cellule immunitarie dell’organismo, chiamata tessuto linfoide associato all’intestino (GALT). Da qui, l’importante ruolo delle cellule epiteliali intestinali nell’agire da mediatrici tra il sistema immunitario e i patogeni esterni.


Clinicamente esistono vari modi per valutare il grado di permeabilità intestinale. Le dinamiche delle giunzioni strette sono valutabili mediante la resistenza elettrica transepiteliale (TEER); mentre il passaggio di particelle attraverso l’epitelio è valutabile attraverso il rapporto lattulosio/ramnosio. Questi rappresentano due zuccheri che riescono ad attraversare l’epitelio e successivamente la loro concentrazione viene misurata nelle urine. Il lattulosio è una molecola abbastanza grande, mentre il ramnosio è piccola, e il rapporto lattulosio/ramonosio è un indicatore del grado di pemeabilità intestinale.


La zonulina è una proteine prodotta a livello intestinale, i cui livelli sono valutabili nel sangue e rappresenta un buon indicatore di permeabilità intestinale. La presenza di zonulina in circolo indica un indebolimento delle giunzioni strette intestinali ed è riscontrata in pazienti celiaci, con sindrome dell’intestino irritabile o in presenza di disbiosi (alterazione della composizione della microflora). Vari studi hanno evidenziato la zonulina in circolo in presenza di varie condizioni autoimmuni come celiachia, diabete di tipo 1, artrite reumatoide, sclerosi multipla e in altre condizioni metaboliche come obesità, insulino-resistenza, ovaio policistico.


Un’alterazione della funzionalità della barriera intestinale è associata a danno epiteliale e ad aumentati livelli d’infiammazione nell’organismo. Una permeabilità intestinale alterata permette ai batteri e a sostanze patogene di entrare a contatto con l’epitelio intestinale causando il rilascio ci citochine proinfiammatorie come il TNFalfa, l’IL-1 e l’IL-13. Tale rilascio abbondante di citochine crea un processo infiammatorio tale da danneggiare l’epitelio intestinale.


Un’alimentazione sana è fondamentale nel mantenere in salute la barriera intestinale.

Ad esempio, uno dagli elementi chiave è rappresentato dalle fibre alimentari. Quest’ultime vengono metabolizzate dai batteri amici nell’intestino crasso con la produzione di butirrato, un acido grasso a catena corta dalle importanti proprietà antinfiammatorie e antitumorali. Gli studi evidenziano come una maggiore produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) a livello intestinale sia associata ad un minor rischio di tumore al colon e di varie condizioni metaboliche. In assenza di un apporto adeguato di fibre i batteri tendono a metabolizzare le glicoproteine presenti nello strato di muco che protegge l’epitelio intestinale, aumentando il rischio di infezioni e, infiammazione di alterazioni della permeabilità. I cereali integrali come orzo, farro, riso integrale, sono una ricchissima fonte di arabinoxilani e di beta-glucani, fattori importanti nel promuovere la produzione di butirrato a livello intestinale.


Se da una parte oggi molti non consumano quantità adeguate di fibre, dall’altra eccedono nel consumo di grassi, soprattutto saturi.


Un regime alimentare ad elevato tenore di grassi è associato ad un peggioramento della permeabilità intestinale, soprattutto per gli effetti deleteri sul microbiota intestinale.

Evidenze scientifiche dimostrano come pasti caratterizzati da quantità elevate di grassi saturi siano associati ad un rilascio di lipopolisaccaride con conseguente aumento dei livelli d’infiammazione. Differente è l’introduzione di grassi mono- e polinsaturi, come nella tipica Dieta Mediterranea, che è associata ad una migliore funzionalità della barriera intestinale.


Il consumo eccessivo di zuccheri, che caratterizzano la maggior parte degli alimenti processati di oggi, è associato ad un peggioramento della permeabilità intestinale.

Glucosio e fruttosio vengono trasportati nelle cellule epiteliali intestinali per diffusione facilitata mediante i trasportatori SGLT1 e GLUT1. In presenza di elevate quantità di zuccheri, aumenta il trasporto di questi zuccheri nelle cellule causando modifiche “adattative” delle giunzioni strette con una conseguente alterazione della permeabilità. Inoltre, studi evidenziano come quantità elevate di zuccheri siano associate ad una riduzione delle difese mucosali intestinali.


Il consumo eccessivo di bevande alcoliche è associato ad un peggioramento della barriera intestinale. La presenza di alcol in maniera dose-dipendente è in grado di influire sull’epitelio intestinale in due differenti modi: riducendo i livelli di occludine a livello del colon e a alterando la microflora intestinale con conseguente produzione di endotossine.


Tra i fattori in grado di esplicare effetti positivi, sono presenti i probiotici, soprattutto particolari ceppi, che sono in grado di promuovere una migliore funzionalità della barriera intestinale, ridurre i livelli d’infiammazione e promuovere la produzione di muco per lo strato protettivo. Tra i ceppi più studiati emergono il Bifidobacterium lactis, Lactobacillus rhamnosus GG, Lactobacillus plantarum MB452, Streptococcus thermophilus, Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus acidophilus, Bifidobacterium longum.


Il deficit di Vitamina D è associato, in letteratura scientifica, ad un’alterazione della barriera intestinale. Livelli adeguati di questa vitamina, raggiungibili attraverso l’esposizione solare, pesce, uova, latte o supplementi, sono associati invece ad una migliore funzionalità delle giunzioni strette.


Livelli insufficienti di zinco sono associati ad alterazione della permeabilità intestinale attraverso una graduale degradazione delle giunzioni strette. Inoltre, studi evidenziano come un deficit di questo minerale sia associato ad un peggioramento degli effetti dell’alcol sull’epitelio intestinale. Buone fonti di zinco sono i legumi, i cereali integrali, i molluschi.


Composti antiossidanti contenuti in alimenti di origine vegetale possono aiutare a mantenere la funzionalità della barriera intestinale. Ad esempio, la curcumina, il composto bioattivo contenuto nella curcuma, la radice gialla di origine indiana, è associata ad un’azione protettiva durante lo stress ossidativo creato da infezioni oda un esercizio fisico intenso. Evidenze scientifiche dimostrano come in atleti un’integrazione quotidiana, per 3 giorni, di 500 mg di curcumina è stata associata ad una riduzione del danno intestinale dopo aver effettuato un esercizio fisico ad elevata intensità ad alte temperature. Studi in vivo hanno evidenziato come gli antiossidanti del tè verde, soprattutto le epigallocatechine, siano associate ad una migliore funzionalità intestinale e a ridotti livelli d’infiammazione.


In conclusione, al fine di migliorare la funzionalità della barriera intestinale è importante lasciarsi guidare in maniera individualizzata dall’esperienza di un professionista in modo da scongiurare gli effetti negativi deleteri sulla salute dell’organismo che potrebbero avere approcci “fai da te”.


Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28560287

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28062847

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7729650

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27908847

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28123927

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4253991/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27863247

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