• Dott. Daniele Basta

Come le risposte metaboliche e ormonali dopo i pasti incidono sul rischio cardiovascolare


Il consumo eccessivo di cibi processati è senza dubbio una delle caratteristiche negative dell’alimentazione scorretta di oggi e contribuisce significativamente agli elevati tassi di sovrappeso, obesità e condizioni croniche associate tipiche della nostra società. Si tratta di cibi industriali caratterizzati da quantità esorbitanti di zuccheri aggiunti, grassi saturi e trans-saturi e sodio.


Se da una parte molti focalizzano la propria attenzione semplicemente sul contenuto calorico numerico, dall’altra c’è poca attenzione sulle risposte metaboliche e ormonali in seguito al consumo di prodotti del genere.


Evidenze dimostrano come pasti ipercalorici ricchi di zuccheri, sodio e grassi saturi, come un semplice panino di farina processata con mortadella e maionese, possano originare un significativo aumento dei livelli glicemici, degli acidi grassi liberi e dei trigliceridi in circolo.


Questa risposta definita dismetablismo postprandiale è associata ad un significativo stress ossidativo nell’organismo in grado di indurre infiammazione e disfunzione endoteliale. Ripetete questo tipo di pasto 3 volte al giorno, colazione, pranzo e cena, e nell’organismo è in grado di generarsi un ambiente molto favorevole all’insorgenza di condizioni cardiovascolari.


Il punto è che in generale si tende ad effettuare le analisi cliniche a digiuno, senza aver mangiato, giustamente, in quanto quello che viene introdotto, così come anche un esercizio fisico di elevata intensità, può influire sui risultati. Ma se invece le analisi fossero volutamente effettuate a stomaco pieno, ad esempio dopo aver mangiato, per valutare le risposte metaboliche postprandiali? In un lavoro del 2007 pubblicato sulla rivista American Journal of Cardiology veniva proposto invece, come le alterazioni tipiche del dismetabolismo postprandiale, quindi valori di glicemia, insulina, acidi grassi, trigliceridi, ecc.. dopo aver mangiato, possano rappresentare un importante fattore , ancora sottovalutato, coinvolto nella patogenesi delle condizioni cardiovascolari.


Tutto ciò perché molti studi evidenziano l’associazione tra alterazioni glicemiche e lipidiche postrprandiali, stress ossidativo, infiammazione e rischio cardiovascolare.

Lo stress ossidativo osservato in seguito ad un pasto ipercalorico ricco di grassi saturi e zuccheri è associato a dannosi fenomeni aterogeni come infiammazione, vasocostrizione, trombogenicità, ossidazione delle lipoproteine LDL sia in soggetti diabetici che in soggetti sani. Nell’immagine sottostante estrapolata dallo stesso lavoro del 2007 si evincono gli effetti deleteri di un pasto ipercalorico del genere nelle 2-4 ore successive al pasto sui livelli glicemici, sullo stress ossidativo, infiammazione (proteina C reattiva) e disfunzione endoteliale.



Prevedere quello che accade dopo i pasti a livello metabolico e ormonale può rappresentare un modo per prevenire infarti, ictus e condizioni cardiovascolari visto che la maggior parte delle persone oggi vive a stomaco pieno!


In un lavoro del 2007 pubblicato sulla rivista Journal of the American College of Cardiology, è stato evidenziato come in donne non diabetiche la risposta glicemica dopo aver consumato un bicchiere di acqua e zucchero è direttamente correlata alla progressione dell’aterosclerosi, ovvero maggiore è la risposta glicemica postprandiale e più velocemente sta avvenendo l’occlusione delle arterie. Probabilmente perché ai picchi iperglicemici è associato un importante stress ossidativo e un notevole aumento dei livelli infiammatori.



Come si può contrastare il dismetabolismo postprandiale e ridurre il rischio cardiovascolare?


Evidenze scientifiche dimostrano come un miglioramento della qualità nutrizionale del proprio regime alimentare comporta cambiamenti immediati positivi nel dismetabolismo postprandiale, riducendo stress ossidativo e infiammazione. In particolare si tratta di aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta, legumi, frutta secca e ridurre quello di formaggi, salumi e carni grasse, farine raffinate, cibi processati.


Studi evidenziano, ad esempio, come aggiungere frutta secca ad una fetta di pane migliorerà notevolmente la risposta glicemica ed insulinica. Tutto questo grazie alla presenza di fibre e antiossidanti. Purtroppo non avviene la stessa cosa con fonti di proteine animali come i salumi o aggiungendo del pollo al riso bianco. Nonostante la risposta glicemica sarà inferiore rispetto al consumo di solo riso, a peggiorare sarà la risposta insulinica, non proprio un aspetto positivo per chi è soggetto ad insulino-resistenza, diabete, sindrome metabolica o altre condizioni croniche. Aggiungere butto o formaggio al pane bianco, alla pasta o al riso può anche raddoppiare la secrezione insulinica da parte del pancreas, al contrario, ad esempio, dell’aggiunta dell’avocado o dell’olio extravergine d’oliva.


Tuttavia i migliori modulatori della risposta glicemica sono i legumi, e sono tante le evidenze al riguardo. Clicca qui per saperne di più.



Fonti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17719342/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18206731/

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/01.ATV.0000191656.71812.7c

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