• Dott. Daniele Basta

Gli effetti di un singolo pasto a base di grassi sulle arterie


Il fenomeno dell’angina postprandiale è stato descritto per la prima volta circa 200 anni fa come un dolore al petto che sopraggiunge dopo aver mangiato, anche solo stando seduti o a riposo.


Un fenomeno che si pensava potesse essere dovuto alla redistribuzione del flusso sanguigno, dal cuore all’intestino, durante la digestione, ma che in realtà, difficilmente può essere dimostrato sperimentalmente.


Le evidenze dimostrano come il problema però risieda direttamente nei vasi arteriosi. Nel 1955 alcuni ricercatori di Philadelphia, si accorsero come era possibile indurre un’angina pectoris in pazienti cardiopatici dopo il consumo di una bevanda a base di grassi, soprattutto saturi. In particolare, dopo sei ore dal consumo di questa bevanda, il sangue di questi pazienti mostrava una certa lattescenza, era più bianco del solito. Ciascuno dei dieci attacchi di angina si verificò circa tra 4,5 a 5 ore dopo il pasto a base di grassi, proprio quando la lattescenza del sangue aveva raggiunto (o quasi) il picco massimo. Lattescenza che, invece, non era presente invece nel sangue di pazienti cardiopatici che, al contrario dei precedenti, avevano assunto una bevanda isocalorica a base di zuccheri, amido e proteine e che non avevano mostrato alcun dolore anginoso.


Come può un pasto a base di grassi influire sul flusso sanguigno a livello del cuore tanto da indurre un’angina pectoris?


Alla base di tutto risiede la funzione dell’endotelio, che un tempo si pensava fosse semplicemente il rivestimento più interno dei nostri vasi sanguigni, dalla sola funzione strutturale, ma che invece, come hanno mostrato le evidenze degli ultimi 20 anni, rappresenta un vero e proprio organo endocrino. Non a caso, l’endotelio svolte un ruolo centrale nella patogenesi di molte condizioni croniche, quali quelle cardiovascolari, diabete, insulino-resistenza, nefropatie, tumori e metastasi, trombosi venosa e infezioni virali. La disfunzione endoteliale è quindi un segno distintivo di condizioni patologiche nell’essere umano.


Le nostre arterie non sono tubi rigidi, ma sono vasi flessibili, si dilatano e si restringono attivamente, rilasciano ormoni, composti bioattivi, influiscono sulla fluidità del sangue e tutto ciò avviene grazie all’endotelio. In effetti, quest’ultimo può essere considerato l’organo endocrino più grande dell’organismo, con un peso totale di 3 Kg, e una superficie in grado di ricoprire circa 600 mq, ovvero l’area di due campi da tennis.


Un lavoro del 2006 dimostra come i pasti ricchi di fibre e carboidrati e a basso contenuto di grassi fossero associati ad una migliore funzione endoteliale, mentre i quelli ricchi di grassi e poveri di fibre tendessero a peggiorarla significativamente. Si parla di grassi soprattutto di origine animale, ma anche di quelli vegetali raffinati, come del semplice olio di girasole.


In un lavoro del 1997 sono stati valutati gli effetti dell’infusione di grasso in circolo mediante flebo in giovani adulti sani. In particolare è stato visto come nel giro di poche ore le arterie hanno subito un irrigidimento, riducendo di gran lunga la loro flessibilità e la loro capacità di rilassarsi e di dilatarsi normalmente.


Questa riduzione di flessibilità delle arterie coronarie dopo un pasto ricco di grassi potrebbe spiegare il fenomeno dell’angina post-pasto nei pazienti cardiopatici.



FONTI:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14392044/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12475458/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17003313/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9396413/

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